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Laghi

Lago del Segrino

l lago del Segrino è un piccolo lago lombardo prealpino di origine glaciale, in provincia di Como, situato tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino e Eupilio. Si ritiene che il suo nome derivi o dalla latino Fons Sacer, ossia Fonte Sacra, trasformatosi col tempo in Sacrinum e quindi Segrìn (in dialetto locale). È famoso per la qualità delle sue acque e per la sua felice e tranquilla posizione, che ispirò numerosi scrittori dell'Ottocento. 
Ha una forma allungata in direzione nord-sud, con una lunghezza di circa 1800 m ed una massima larghezza, verso la parte meridionale, di 400 m. circa. È limitato nei suoi bordi dai ripidi versanti dei monti Pesora e Cornizzolo (1200 m) ad est e Scioscia (671 m) ad ovest, entro i territori dei comuni di Canzo a nord, Eupilio e Longone al Segrino.

Il lago è originato dalla sbarramento della sua valle causato dalla presenza di una morena glaciale; il Tonolli[1] evidenzia la sua singolarità di lago glaciale di valle sospesa sulla sottostante pianura padana. L'assenza di visibili immissari lungo il suo perimetro suggerisce a tutti gli studiosi di quest'area la presenza di sorgenti subacquee di origine carsiche, ipotesi compatibile col fatto che l'intera valle in cui giace è formata da rocce calcaree (calcare di Domaro). Ad eccezione di un piccolo rigagnolo, che esce dal Lago all'altezza di Eupilio(punt d'inach), e le cui acque si disperdono nei depositi glaciali che ricoprono il versante prealpino verso il sottostante lago di Pusiano, nessun rilevante emissario è osservabile, e nel complesso il suo bilancio idrologico è principalmente controllato da un sistema carsico sotterraneo.

Il confronto della morfologia attuale del lago, con quanto rappresentato nelle vecchie mappe catastali e topografiche evidenzia una progressiva riduzione della superficie del lago, per interrimento, soprattutto nella sua estensione settentrionale, con uno sviluppo delle aree palustri ed una possibile piccola bonifica (avvenuta negli ultimi secoli passati) per un utilizzo agricolo di aree precedentemente ricoperte dalle acque del lago. Una mappa di inizio Ottocento disegna una piccola isola vicino alla riva orientale del Lago, di questa isoletta non vi é alcuna traccia oggigiorno. Oggi il lago del Segrino costituisce un'area protetta denominata Parco locale di interesse sovracomunale Lago del Segrino gestita da un consorzio tra la Comunità Montana del Triangolo Lariano ed i comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio. Lungo tutto il suo perimetro di circa cinque chilometri si snoda un circuito ciclo-pedonale protetto ed il lago è una riserva di pesca, che è limitata e soggetta al rilascio di specifici permessi.

Lo sci nautico fu molto praticato sulle sue acque negli anni sessanta d'estate, questa attività venne poi proibita in quanto incompatibile con la conservazione dell'equilibrio ambientale del lago stesso. Il Lago del Segrino è "considerato" il lago meno inquinato d'Europa senza tener conto dei laghi in nord-europa, in virtù delle sue fonti solo sotterranee e quindi non inquinabili, e dell'assenza di inquinamento da industria o da eccessivo sfruttamento turistico. La fauna acquatica è rigogliosa e vi è praticata la pesca[2]. Questo piccolo lago, che appare all'improvviso al viaggiatore proveniente dalla bassa Brianza, incassato in una stretta valle, colpì la sensibilità di molti scrittori ottocenteschi. Giuseppe Parini, che nacque nel vicino comune di Bosisio Parini cita il lago in Poesia XXII. Il lago del Segrino fu esaltato da Stendhal nel suo Giornale di viaggio in Brianza paragonandolo ad una gemma di smeraldo, a causa del colore delle sue acque. Rifacendosi alle suggestioni dello scrittore francese, affascinato dal luogo, qualche studioso suggerì che il nome del lago derivasse dal francese lac du chagrin ossia "lago della malinconia", ipotesi difficilmente sostenibile, considerando che l'area non fu mai soggetta, nella sua storia, ad una presenza francofona. 
Il lago del Segrino è il luogo d'origine della follia di Celeste, e della sua guarigione, nella novella La pazza del Segrino di Ippolito Nievo.
Antonio Fogazzaro scrisse ad un amico che realmente il Lago di Malombra è il piccolo Segrino.
Nel XX secolo venne menzionato in La cognizione del dolore da Carlo Emilio Gadda, che soggiornava in Villa Gadda a Longone al Segrino, proponendone un nome originale di See grün, ossia "lago verde" in lingua tedesca.
Il pittore Giovanni Segantini, che soggiornò nella zona, ritrasse paesaggi e abitanti del luogo in alcune sue tele.
Nell'anno 1942, il lago ghiacciato, con le rive innevate, fornì un ottimo scenario naturale per le riprese in esterno di pattinaggio su ghiaccio in una scena chiave del film Un colpo di pistola di Renato Castellani, ambientato in Russia e tratto dall'omonimo racconto di Puškin.

In inverno spesso la sua superficie ghiaccia completamente e talvolta è possibile attraversare il lago a piedi. Si racconta che durante un freddo inverno dell'ultima guerra, un carro trainato da una coppia di buoi di ritorno verso la stalla, causa l'addormentarsi del suo conducente, abbia deviato dalla strada normale costeggiante il lago. Al suo risveglio il carrettiere vide con sgomento la pista delle orme degli zoccoli e delle ruote attraversanti il lago sulla sua superficie gelata. A ricordo del fatto, eresse una cappella di ringraziamento alla Madonna (esistente e restaurata).

Lago di Alserio

Il lago di Alserio è un lago situato in provincia di Como, Brianza, Lombardia. Bagna i comuni di Erba, Albavilla, Alserio e Monguzzo. Il lago è contenuto nel Parco regionale della Valle del Lambro. Lungo la riva orientale è situata la Riserva regionale orientata Riva orientale del Lago di Alserio.

Lago di Annone

Il lago di Annone è un lago situato in provincia di Lecco, in Lombardia. È situato in Brianza, all'imbocco della valle Magrera ad ovest del capoluogo ed ha come unico emissario il rio Torto. La penisola di Isella lo divide in due parti, collegate da uno stretto canale; la porzione orientale, più estesa, viene chiamata anche lago di Oggiono. Bagna i comuni di Annone di Brianza, Suello, Civate, Galbiate e Oggiono.

Lago di Garlate

Il lago di Garlate è un lago situato in provincia di Lecco, in Lombardia. È situato a sud del lago di Como ed è formato dal fiume Adda. Bagna i comuni di Lecco e Vercurago sulla sponda sinistra, di Pescate e Garlate sulla sponda destra.

Lago di Mezzola

Il lago di Mezzola è posto a settentrione del lago di Como, dal quale è separato dall'ultimo corso del fiume Mera che scorre nel lembo occidentale del Pian di Spagna, ultimo pianoro della Valtellina formatosi dai sedimenti deltizi dell'Adda e del Mera stesso. Nell'antichità, fino al Medioevo, i due laghi erano uniti e il ramo settentrionale veniva detto Lago di Chiavenna. Ciò è testimoniato anche dal nome del paese di Samolaco, oggi sulle sponde del lago di Mezzola, ma anticamente era il Summo Laco del Lario, documentato anche nella Tavola Peutingeriana. Il Lago di Mezzola è congiunto al Lario dal fiume Mera (un tempo era il corso dell'Adda, che sfociava più a nord, a Bocca d'Adda). Sulle rive del lago, detto anche di Novate Mezzola (dal nome di un paese costiero), sono presenti i centri abitati di Novate Mezzola e Verceia, situati nella provincia di Sondrio e Dascio, piccola frazione di Sorico in provincia di Como. Nel lago si immettono oltre al fiume Mera, il Codera e il fiume dei Ratti. Il lago di Mezzola è popolato da numerose specie ittiche tra le quali la trota di lago, il lavarello (introdotto dai paesi del Nord-Europa), l'agone, il luccio, il persico, il persico sole, il cavedano, il pigo, la scardola, il triotto, il vairone, l'alborella, la sanguinerola, la carpa e la tinca, la bottatrice e l'anguilla, rare savette e barbi, temoli discesi dal Mera. Anticamente la sponda occidentale era attraversata dall'Antica Via Regina e in prossimità della riva è stato eretto nel IX secolo il piccolo tempio romanico detto il san Fedelino sul luogo del martirio di san Fedele.

Lago di Montorfano

Il lago di Montorfano è un lago situato in provincia di Como. Bagna il comune di Montorfano. Il lago è contenuto nella Riserva regionale Lago di Montorfano. Il lago fa parte di un gruppo di laghi briantei racchiusi tra i margini meridionali del lago di Como in una zona nota con il nome di "Triangolo Lariano", compresa tra Como, Bellagio e Lecco. Questo lago è il più piccolo tra i bacini presenti nella zona dell'Alta Brianza, compresi in una fascia di 18 km di larghezza per 6 di altezza. Una caratteristica tipica di questo bacino è data dalla particolare forma tondeggiante, non molto comune per laghi di questo tipo. Una prima ipotesi sull'origine di questo e degli altri laghi marginali prealpini (lago di Como, lago Maggiore, lago d'Iseo, lago di Garda) attribuiva la loro formazione all'azione di escavazione glaciale pleistocenica. Questa teoria è stata in seguito rielaborata sulla base di argomentazioni geologiche, strutturali e geomorfologiche, in seguito alla scoperta di evaporiti di mare poco profondo sotto la pianura abissale del Mediterraneo.

Il Miocene superiore fu, infatti, teatro della Regressione Messiniana, un sensibile abbassamento del livello medio del mare (2000 metri sotto il livello attuale). A questa evaporazione seguì un'attiva azione escavante dei grandi fiumi, che si resero autori dell'incisione di profondi canyon che accolgono i grandi laghi attuali. Queste depressioni vallive vennero poi invase dal mare nel periodo della Trasgressione Pliocenica, con conseguente riempimento da parte di materiale sedimentario. Questo evento è testimoniato dai profili verticali a V di queste valli, che si chiudono a profondità maggiore delle attuali platee di fondo. Su questo materiale sedimentario agirono in ultimo i ghiacciai, durante l'espansione glaciale del Quaternario, che trasformarono definitivamente tali valli in laghi per sbarramento con morene frontali, costruite in parte con gli stessi sedimenti marini del riempimento pliocenico e in parte da materiale terrestre. Il lago di Montorfano risale, in particolare, all'ultima grande glaciazione, avvenuta durante il periodo Würmiano, tra centomila e diecimila anni fa. Lungo il solco glaciale si insinuarono enormi lingue, provenienti dalle Alpi retrostanti, che si spinsero fino alle attuali aree collinari della alta pianura comasca.

Nell'area di Como la massa di ghiaccio deviò verso Sud-Est a causa dei rilievi della Spina Verde. La presenza del Monte Orfano, formato da rocce sedimentarie marine sollevate da movimenti tettonici che formarono le Alpi, costituì un ostacolo ulteriore al movimento del fronte del ghiacciaio. Le cerchie collinari moreniche, formate da detriti trasportati a valle del ghiacciaio, sono testimoni di questi fenomeni. Il lago di Montorfano, come detto, ha forma circolare ed un'età compresa tra i diecimila ed i quindicimila anni. La superficie del lago è di 0,46 km² ad una quota di 396.6 metri s.l.m.. Intorno al lago esiste una zona a canneto di circa 0.1 km². Il lago è lungo 970 metri e largo 780 metri. Complessivamente la linea di costa è di 2.67 km. L'indice di sinuosità del lago è di circa 1.1 con una profondità massima di circa 6.8 metri e una profondità media di 4 m. Complessivamente il bacino imbrifero del lago di Montorfano è di 1.90 km² (compreso il lago). Il punto più alto del bacino è posto a 554 m s.l.m. (Monte Orfano). Il rapporto tra area del bacino (compreso il lago) e l'area del lago è di 4.1. Il tempo medio di ricambio è di circa 1.5 anni. Il lago ed il suo bacino imbrifero fanno parte del bacino idrografico del torrente Seveso. Il territorio intorno al lago non presenta caratteristiche tali da evidenziare la presenza di importanti immissari, neppure in ere remote. L'approvvigionamento idrico del lago è principalmente fornito dal ruscellamento di acque meteoriche provenienti dalla cerchia morenica circostante. Sono però note alcune sorgenti sotterranee dovute alla presenza di una falda acquifera che affluisce sul fondo del lago. Esiste poi una sorgente visibile nei pressi del settore orientale del lago. Il lago è posto sopra ad uno strato di argille limose impermeabili che impediscono alle acque di infiltrarsi nel sottosuolo. Nel corso dei secoli la tendenza evolutiva di questo lago sarà quella di interrirsi progressivamente con la formazione prima di un'area paludosa.

Come gli altri laghi briantei, anche questo lago ha una tipica morfologia con sponde basse e scarsa profondità che facilita processi di riempimento a causa di apporti sedimentari. Il lago presenta un solo emissario, il Rio del Molino (poi Roggia Vecchia), che defluisce ad Est del lago verso la piana di Alzate per raggiungere, qualche km a valle il T. Terrò al confine tra Mariano Comense e Cabiate formando il tributario di sinistra del fiume Seveso. Il lago di Montorfano si trova in un'area caratterizzata da clima mite discretamente piovoso. Questo particolare aspetto impedisce una forte evapotraspirazione del terreno e una eccessiva evaporazione dal corpo idrico. Dati recenti permettono di calcolare in 1400-2000 mm/anno l'ammontare delle precipitazioni sulla zona briantea. Tenendo conto di questo dato si calcola che la pioggia caduta sul bacino di Montorfano ammonti mediamente a 120 l/s, distribuiti nel corso dell'intero anno. Il 25% circa delle precipitazioni annuali cadono direttamente sul lago, mentre il restante 75% finisce sul terreno. La temperatura media annua risulta essere intorno ai 13 °C. Questo dato ha permesso di stimare in 16 l/s circa l'evaporazione diretta dal lago e in 30 l/s l'evapo-traspirazione dai terreni compresi nel bacino imbrifero. Nel complesso è necessario notare, però, che le precipitazioni massime si hanno in primavera ed in autunno. Il lago di Montorfano riceve acque, oltre che direttamente dalla pioggia e da modestissimi punti superficiali, principalmente dal dilavamento del bacino imbrifero. Si è stimato che, in totale, questi immissari portino al lago acque alla velocità di circa 4 l/s, mentre l'emissario ha una portata media di 45 l/s. Il fatto di essere posizionato in una zona caratterizzata da clima mite impedisce forti perdite evaporative, sia dal lago che dai terreni circostanti. La portata dell'emissario è stimabile in circa il 30% delle precipitazioni, proporzionata, quindi, alla modestia degli apporti. Sul piano territoriale e istituzionale il lago ricade nel Comune di Montorfano. Con il canneto che lo cinge e il suo bacino è stato dichiarato dapprima “biotopo”, poi “riserva naturale”, ovvero zona protetta di notevole interesse naturalistico. La riserva naturale “Lago di Montorfano” è un'entità territoriale inserita nel primo elenco dei biotopi e geotopi, approvato con deliberazione del Consiglio Regionale della Lombardia in data 3/12/1981.

La zona è stata istituita in “riserva naturale” con delibera consiliare nel 1984, quando è stata affidata la gestione al consorzio dei comuni di Montorfano e di Capiago Intimiano. L'attuale Consiglio di Amministrazione è in carica dal mese di marzo del 2010. Presidente: Paolo Besana. Il lago di Montorfano è inserito in una cerchia morenica würmiana caratterizzata a monte da sbarramenti morenici più recenti. I depositi glaciali, costituiti da sabbia e limo contenenti lenti ghiaiose miste a sabbia, non hanno caratteristiche di permeabilità tali da garantire un buon deflusso sotterraneo; essi sono, inoltre, poco spessi e sostenuti dalla roccia calcarea (nota come “calcare di Montorfano”) e da strutture poco permeabili dette “gonfoliti”. In sintesi la struttura idrogeologica dell'area presenta: substrato roccioso poco profondo che circonda quasi tutto il lago, tranne che ad est, ricoperto da depositi morenici per almeno il 75% nella zona orientale, sprovvista di substrato roccioso superficiale, le morene würmiane ricoprono materiale sedimentario più antico. In questa zona sono presenti ghiaie e sabbie poco spesse. Sotto i depositi morenici si hanno alcune decine di metri di ghiaie ed argille, più spessi verso est. All'interno di queste strutture esiste un importante acquifero, poco studiato. All'interno dello studio limnologico sui laghi della Brianza, pubblicato da Bonomi e collaboratori nel 1967, si può trovare una prima indagine sul lago di Montorfano dal punto di vista chimico e delle popolazioni planctoniche e bentoniche presenti. Da questa prima analisi è stato subito messo in evidenza come il lago si distinguesse chiaramente dagli altri bacini briantei per il suo basso livello di trofia e la buona ossigenazione delle acque. Successivamente queste caratteristiche hanno trovato riscontro nell'ambito di altri studi effettuati da Bianucci e Ribaldone nel 1972, da Gerletti e Marchetti nel 1977 e da uno studio svolto dall'Istituto Italiano di Idrobiologia nel 1977. Un rapporto tecnico, presentato dal Dipartimento di Biologia dell'Università di Milano nel 1992, ha confermato che il lago conserva un livello di mesotrofia, nonostante un sensibile peggioramento della qualità delle acque si sia verificato durante i pur brevi periodi di stratificazione termica. Le acque del lago di Montorfano si possono ancora considerare in buone condizioni. Infatti mancano scarichi industriali diretti nell'ambito del bacino del lago e, inoltre, le amministrazioni comunali interessate hanno promosso interventi per indirizzare gli scarichi fognari lontano dalla conca lacustre. Va sottolineata, inoltre, l'assenza di estese zone agricole in vicinanza delle sponde. Gli unici apporti potenzialmente inquinanti sono quelli provenienti da insediamenti turistici temporanei, legati all'attività del campo da golf ed alla balneazione. Nonostante ciò, l'equilibrio che attualmente caratterizza il lago è estremamente fragile e precario, considerate anche le piccole dimensioni e lo scarso ricambio idrico. Dal lato idrogeologico lo specchio d'acqua si trova al limite dell'equilibrio; quindi, anche se le condizioni di alimentazione sono buone, interventi non opportuni potrebbero portare ad una grave alterazione del suo bilancio idrico. Le quantità dei nutrienti misurabili nelle acque sono ancora modeste, anche se risultano aumentate rispetto ad alcuni decenni or sono, così da far rientrare il suo livello produttivo nell'ambito della mesotrofia, non discostandosi molto dalla situazione trofica originale. Tuttavia i valori elevati di fosforo totale a contatto del sedimento e la presenza di alcuni gruppi algali, quali i cianobatteri, nel comunque modesto popolamento fitoplanctonico, sono sintomi di uno stato di equilibrio precario. Nello studio effettuato nel 1992 sono state considerate numerose variabili limnologiche ai fini di una analisi delle condizioni idrobiologiche del lago di Montorfano. La temperatura è il primo fattore preso in considerazione, essendo estremamente importante. Il lago di Montorfano per la maggior parte dell'anno non presenta una stratificazione termica stabile a causa della modesta profondità. I valori di temperatura delle acque, pressoché uniformi in autunno e inverno, presentano differenze massime fra valori superficiali e di fondo in giugno e in agosto (rispettivamente 4.3 °C e 6.2 °C), mentre in luglio le temperature, pur aumentando rispetto al mese precedente (21.5 °C contro 19.1 °C), risultano uniformi sull'intera colonna d'acqua. Si è osservato che già a partire da settembre la stratificazione termica scompare. Il lago è risultato interamente coperto da ghiaccio a partire dalla metà di dicembre del 1991 sino alla fine di febbraio del 1992. Il valore massimo di temperatura si è registrato in agosto (28.2 °C), mentre quello minimo (4.2 °C) in dicembre. La media annuale della temperatura risulta essere di 14.4 °C. Un'altra importante variabile considerata da Garibaldi e Varallo (1992) è la concentrazione di ossigeno. L'andamento di questo parametro lungo la colonna d'acqua e nel corso delle stagioni riflette la termica lacustre e i processi di produzione algale. In giugno e, in modo ancora più marcato, in agosto e in settembre, si riscontra un notevole consumo di ossigeno alla massima profondità, con valori prossimi allo zero.

La diminuzione dell'ossigeno alla profondità di 6 metri mostra una discontinuità in luglio, quando le concentrazioni sono uniformi sull'intera colonna d'acqua, in accordo con le variazioni della termica precedentemente descritte. Si sottolinea che questa diminuzione interessa solamente lo strato più profondo del lago (10% del volume totale), così che la concentrazione media di ossigeno sull'intera massa lacustre resta al di sopra di 6.6 mg/l per l'intero periodo di studio (70% di saturazione). Il periodo autunnale è la stagione critica per un lago per quanto riguarda l'ossigeno; infatti, in tale periodo, la massa d'acqua più superficiale, raffreddandosi, diventa più densa e pesante e tende a scendere verso il fondo. In questo modo l'acqua più profonda, che nei laghi eutrofizzati è carente di ossigeno, mescolandosi con quella superficiale, provoca un abbassamento della concentrazione media dell'ossigeno disciolto. Il lago di Montorfano, anche durante questa stagione critica, è caratterizzato da valori sufficientemente alti di ossigeno; nettamente migliori, comunque, rispetto a quelli degli altri bacini della zona briantea.

Utili informazioni possono essere ricavate dai valori di pH, alcalinità e conducibilità. L'andamento del pH presenta un graduale incremento da marzo a giugno (quando si raggiunge il valore massimo di 8.8), per poi diminuire gradatamente. I valori in prossimità del fondo risultano inferiori a quelli superficiali e medi del lago per l'intero periodo estivo, a causa della sovrasaturazione di biossido di carbonio conseguente ai fenomeni di demolizione della sostanza organica in sedimentazione. La elevata capacità tamponante della acque del lago di Montorfano lo accomuna a molti altri laghi dell'arco alpino. I valori medi di alcalinità nel corso dell'intero periodo di studio risultano compresi tra 1.7 e 1.81 meq/l. La variazione più evidente, che riguarda anche gli altri ioni principali e la conducibilità, è quella riscontrata tra i campionamenti di maggio e giugno quando, come conseguenza delle forti precipitazioni avvenute nel maggio del '92, si è avuta una diminuzione da 1.64 a 1.37 meq/l, a seguito del processo di diluizione. Successivamente i valori sono gradualmente aumentati. Nel caso dell'alcalinità è evidente un incremento alla massima profondità coincidente con il periodo di anossia, durante i mesi estivi, quando si ha il fenomeno della stratificazione. Tale aumento è in parte determinato dalla dissoluzione di carbonato di calcio, in sedimentazione dagli strati più superficiali, dovuta ad un pH più basso e a concentrazioni di biossido di carbonio più elevate. I processi di ossido-riduzione che avvengono in ipolimnio rappresentano un'ulteriore causa dell'elevata alcalinità di questa zona. La misura della conducibilità può dare indicazioni utili sulle caratteristiche chimiche di base delle acque e sui rapporti che queste hanno con il bacino imbrifero dal quale vengono dilavati i sali. Le acque del lago in esame hanno una conducibilità media di 183 µS/cm. Il valore massimo è stato rilevato in acque di fondo nel mese di agosto e il minimo in acque di superficie nel mese di giugno. Bicarbonati, calcio e magnesio sono di gran lunga gli ioni più importanti, in quanto costituiscono da soli circa il 90% dell'intero contenuto di ioni in soluzione. Le concentrazioni di sodio e cloruri, rispettivamente 0.14 e 0.12 meq/l, risultano elevate tenuto conto della distanza del lago dal mare. Trascurabili risultano invece nel bilancio ionico le concentrazioni di ammonio e nitrati. Il contenuto globale di ioni in soluzione è di 3.88 meq/l. Le concentrazioni dell'ossigeno e degli ioni principali non sono gli unici fattori a subire una forte influenza da parte della termica lacustre. Anche le variazioni dei composti di azoto, fosforo e silicio, infatti, ne risentono fortemente. Il fosforo, in particolare, presenta lo stesso andamento della silice, con un netto aumento delle concentrazioni in giugno ed agosto, soprattutto sul fondo. A basse concentrazioni di fosforo corrisponde una scarsa fioritura di alghe, un'elevata trasparenza delle acque e livelli di ossigenazione costantemente buoni. Al contrario, ad alte concentrazioni corrisponde un'abnorme fioritura di alghe, bassi valori di trasparenza e periodici deficit di ossigeno disciolto nell'acqua. Nel lago di Montorfano le concentrazioni medie del fosforo totale risultano comprese tra 0.011 e 0.016 mg P/l. Il confronto tra la concentrazione reale del fosforo misurata direttamente (0.011-0.016 mg P/l) e la concentrazione teorica (0.02 mg P/l) che il lago dovrebbe avere naturalmente, calcolata sulla base della profondità e della conducibilità elettrica delle acque, dimostra che il lago di Montor-fano presenta una concentrazione di fosforo molto vicina al valore naturale.

Dal confronto con le concentrazioni di fosforo presenti nei diversi laghi briantei emerge che il lago di Montorfano presenta i valori più bassi. L'andamento delle concentrazioni dei silicati reattivi segue quello del fosforo, presentando valori molto bassi a marzo e un lieve aumento delle concentrazioni medie nei mesi estivi. Nel prelievo primaverile le diatomee risultano già presenti con elevata densità; il che ne spiega i valori bassi in marzo. Nei mesi estivi, invece, l'aumento delle concentrazioni medie sino a valori medi di 0.24-0.27 mg Si/l è determinato dagli apporti delle acque tributarie. Esattamente come per l'ossigeno, anche per la silice si nota nei mesi estivi un aumento molto accentuato alla massima profondità, dove sono stati misurati valori sino a 1.4 mg Si/l, in parte attribuibile alla parziale ridissoluzione dei frustoli di diatomee in sedimentazione. L'azoto totale inorganico, dato dalla somma dell'azoto ammoniacale e di quello nitrico, presenta variazioni stagionali, caratterizzate da un netto aumento della concentrazione in profondità durante la stratificazione termica di agosto, e contem-poraneamente da una diminuzione in superficie, con il risultato finale di una diminuzione della media ponderata. Per quanto riguarda l'azoto totale, i valori più bassi, rilevati nel periodo estivo, si collocano intorno ai 0.4 mg N/l, valore che, essendo molto più alto rispetto ai valori minimi dell'azoto totale inorganico, mette in luce la notevole importanza dell'azoto organico. Quest'ultimo presenta variazioni stagionali meno accentuate rispetto alle forme inorganiche e non sembra così pesantemente influenzato dalla stratificazione termica. Altri valori estremamente utili per classificare gli ambienti lacustri sono la misura della trasparenza e quella della clorofilla.

La profondità di penetrazione della luce consente di valutare la potenzialità produttiva di un ambiente acquatico. Può essere utile conoscere quale sia lo spessore della fascia d'acqua superficiale entro la quale l'attività produttiva delle alghe fitoplanctoniche prevale su quella respiratoria per stabilire il punto di compensazione in cui produzione primaria e respirazione si equivalgono. Il lago di Montorfano ha una trasparenza media annua di 4.2 metri, con minima di 2.5 metri (ottobre) e massima di 6.1 m (aprile). Questi valori, se confrontati con il valore di profondità massima (6.8 m), indicano l'alta trasparenza delle acque di questo lago, che è dunque caratterizzato da uno strato fotico pari alla profondità del bacino stesso. I valori di clorofilla sono compresi tra il massimo di 0.039 mg/l di giugno, alla massima profondità, al minimo di 0.001 mg/l di aprile, nei primi due metri d'acqua. La media annuale è di 0.0071 mg/l. Le punte massime sono spiegabili con la stratificazione delle acque: si determina un accumulo di cellule algali, in massima parte Crucigeniella rectangularis, sul fondo che, data l'esigua profondità del lago, rimane sempre fotico. Valori medi che superano i 0.01 mg/l si osservano per un'abbondanza di colonie di Merismopedia tenuissima, a giugno per un forte sviluppo di Crucigeniella rectangularis e in settembre per l'instaurarsi di una comunità ricca e abbondante in cui dominano le tre specie di Cyclotella comensis, Dinobryon sociale e Chlorella vulgaris. L'andamento di questi due ultimi parametri è ben correlato con i valori della densità del popolamento fitoplanctonico; infatti, è in giugno e in settembre che si ha la massima espansione della comunità, mentre in aprile tale espansione è minima. L'esame della composizione specifica delle comunità fito-planctoniche e quello della densità numerica relativamente modesta con cui si presentano testimoniano il buono stato in cui si trovano le acque del lago di Montorfano. Lo scarso sviluppo delle cianoficee, in particolare dei generi più noti come indicatori biologici di acque ricche di nutrienti, quali Anabaena, è un indice significativo che conferma la modesta trofia di questo lago. La presenza di Crisoficee, Criptoficee e Dinoficee non è mai stata rilevante nel popolamento fitoplanctonico del Montorfano.

La classe delle Cloroficee è invece rappresentata da un alto numero di specie (circa 40). Nei mesi estivi, Scenedesmus quadricauda e Chlorella vulgaris dominano la composizione del fitoplancton, mentre nei restanti mesi è Crucigeniella rectangularis la specie sicuramente più numerosa e frequente. In generale, la densità algale totale varia, nel corso dell'anno, da 1000 a 5000 cellule/ml con punte di massima in settembre e di minima in aprile. La biomassa totale della comunità fitoplanctonica raggiunge valori massimi compresi tra 3 e 5 mila mm3/m3. Durante il corso della ricerca, sono state identificate circa 100 specie, di cui solamente 30 sono le più frequenti. La costante presenza della luce, che raggiunge il fondo del lago lungo tutta la sua estensione, assicura un forte sviluppo vegetale sia a livello microscopico che macroscopico. A partire dalla fascia ripariale, dove è spesso presente una copertura vegetale “a canneto”, andando verso il centro del bacino si trovano, ancorate al substrato di fondo ma con porzioni galleggianti in superficie, molti tipi di piante, tra le quali: la Castagna d'acqua (Trapa natans), il Nannufaro (Nuphar luteum) la Ninfea (Nymphaea alba); i rappresentanti dei generi Potamogeton, Myriophyllum, Ceratophyllum e altri ancora presentano invece una collocazione semisommersa o sommersa, con specie come il Ceratophyllum demersum, capace di radicare su fondali sino a una decina di metri. Fra le funzioni svolte da questa componente vegetale spiccano quelle di produrre ossigeno, di dare rifugio agli avannotti nonché di agire da “filtro biologico” nei confronti delle sostanze inquinanti trascinate dalle piogge verso il lago. La vegetazione di ripa è costituita per lo più da Phragmites australis, Typha latifolia e Schoenoplectus lacutris, con presenza di Iris pseudacorus. Più arretrata, dopo alcune zone a graminacee, vi è una fascia boschiva con castagni, querce, salici, robinie e ontani neri.

A una tale abbondanza di vegetali, così come accade per ogni ambiente naturale, corrisponde molta ricchezza nel popolamento animale; infatti, per quasi tutti i laghi briantei si può parlare di situazione in cui l'ecosistema considerato possiede di per se stesso una elevata capacità produttiva. È proprio grazie all'abbondanza di alghe microscopiche che i piccoli animali costituenti lo zooplancton possono proliferare diventando insostituibile fonte di cibo per organismi di taglia maggiore. La composizione della comunità ittica dei laghi briantei risulta ovviamente influenzata dalla morfologia e dalle caratteristiche fisico-chimiche che ne derivano: sono quindi solitamente assenti quelle specie ospitate normalmente nel pelago dei laghi profondi. Inoltre, le specie ittiche che nei grandi laghi della zona sono segregate nella ristretta zona litorale, tendono, negli ambienti lacustri minori, a occupare tutta l'estensione del bacino; tale fenomeno viene ulteriormente favorito dall'esigenza, radicata nella quasi totalità di queste specie fitofile, di deporre le uova necessariamente su di un substrato vegetale che, come detto in precedenza, qui è particolarmente abbondante. Le specie più rappresentate sono: la scardola (Scardinius erytrophtalmus), il pesce persico (Perca fluviatilis) e il persico trota (Micropterus salmoides); di rilevo anche la presenza della tinca (tinca tinca) e del persico sole (Lepomis gibbosus); tra le specie che figurano in quantità minore si possono trovare: la carpa comune (Cyprinus carpio), il luccio (Esox lucius), il ghiozzo e l'anguilla (Anguilla anguilla); il triotto (rutilus rubilio), che in passato risultava piuttosto comune nel lago, ha subito una drastica riduzione. Anche la popolazione di alborella (Alburnus alborella) appare limitata, presentando per di più caratteri ibridi. Questa specie sembra penalizzata sia dalle condizioni ambientali che si creano durante i mesi estivi, quando la carenza di ossigeno negli strati profondi costringe la fauna ittica a elevate temperature in strati superiori, sia dalla competizione alimentare con altre specie di recente diffusione. Recenti ricerche, infatti, hanno fatto sorgere preoccupazioni nei riguardi della scardola e per la recente presenza di due specie alloctone quali il gardon e l'abramide.

Lago di Olginate

Il lago di Olginate è un lago situato in provincia di Lecco, in Lombardia. È situato a sud del lago di Garlate e consiste in un allargamento del fiume Adda. Bagna i comuni di Calolziocorte sulla sponda sinistra e di Olginate sulla sponda destra.

Lago di Pusiano

Il Lago di Pusiano, o Eupilii, è un Lago situato tra le province di Como e Lecco, in Brianza, Lombardia. Alimentato dal fiume Lambro, che prende il nome di Lambrone nel tratto immediatamente a monte del lago. Dal 1811 il lago è regolato allo sbocco verso la valle del Lambro attraverso una diga, Cavo Diotti, ora gestita dal Parco Regionale della Valle del Lambro. Sulle sponde di questo specchio d'acqua si trovano i comuni di Pusiano, Eupilio, Erba e Merone in provincia di Como, di Cesana Brianza, Bosisio Parini e Rogeno in provincia di Lecco. Nel lago è situata la piccola Isola dei Cipressi, di proprietà privata. Poco distante da Pusiano, in territorio interamente lecchese vi è un altro specchio d'acqua poco più esteso denominato Lago di Annone, dal comune di Annone di Brianza. In suo onore il più illustre figlio (Giuseppe Parini) pubblicò il suo primo libro di poesie (di tono arcade), con lo pseudonimo di Ripano Eupilino.

Lago Lario

Il Lario, più comunemente lago di Como (Lagh de Comm in lombardo), è un lago lombardo naturale di origine glaciale, ricadente nei territori di comuni appartenenti alle province di Como e Lecco. È il terzo lago italiano come superficie con 145 km² e il primo per sviluppo perimetrale con 170 km. È il quinto bacino più profondo d'Europa con i suoi 410 metri dopo 4 laghi norvegesi. Raggiunge una lunghezza di 46 km (Gera Lario - Como) ed è largo da 650 metri a 4,3 km. Bifido fiordo interamente scavato nella cerchia delle prealpi lombarde, con una caratteristica forma a "Y" rovesciata o, come recita un diffuso detto locale, a forma di uomo: « Il lago di Como ha la forma di un uomo, una gamba a Lecco e quell'altra a Como, il naso a Domaso ed il sedere a Bellagio. »

È uno dei più suggestivi paesaggi italiani, decantato nell'800 dai maggiori poeti del Romanticismo, da Alessandro Manzoni a Stendhal, da George Gordon Byron a Franz Liszt. Si trova a 199 m s.l.m. La morfologia del territorio varia dai pendii arrotondati ed erbosi alle dolomie con rocce dentate, guglie e torri. I depositi alluvionali, trasportati da fiumi e torrenti, iniziarono a formarsi con la postglaciazione e furono la causa della separazione dei laghi minori (il Lago di Mezzola a nord ed i laghi di Garlate e di Olginate a sud).

Il bacino è composto da tre parti differenti: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco e a nord il ramo di Colico (o "alto lago"), il più aperto dei tre. I fiordi meridionali rinserrano il montagnoso Triangolo Lariano. La divisione dei tre rami è ben visibile dal Sasso di San Martino, sopra Griante. Particolarmente tipica è la costa orientale del ramo comasco, impervia e ricoperta di boschi. I paesi sono ancora costituiti da antiche case arroccate tra lago e montagna, con ripide scalinate rivierasche. Tutto il Lario, comunque, è caratterizzato da un paesaggio scosceso che forma un delicato equilibrio con la tipologia costruttiva dei paesi e delle grandi ville storiche, ben visibili da un punto all'altro della sponda grazie all'esigua larghezza del bacino (non più di un chilometro nei due rami meridionali). Anche a causa di questa severa conformazione fisica, il turismo lariano non ha conosciuto il fenomeno "di massa" tipico del Lago di Garda, riguardando esclusivamente i salotti dell'aristocrazia e gli artisti che spesso vi erano ospitati; un soggiorno di tipo meditativo che ancora oggi si riscontra nelle ville d'epoca (osservabili dal lago più che dalla strada) e - per contro - dall'antica semplicità dei borghi più umili (Pognana, Careno, Nesso, Brienno, Colonno, Corenno Plinio ecc.). Oggi, il paesaggio è seriamente minacciato dal recente fenomeno dell'incremento edilizio.

Partendo da Como e risalendo lunga la sponda occidentale (la più frequentata), si incontra Cernobbio, sede di grandi ville signorili quali Villa d'Este, Villa Erba e Villa Pizzo, quest'ultima costruita nel XVI secolo. A Moltrasio soggiornarono il musicista Vincenzo Bellini e il Primo Ministro inglese Winston Churchill. Dopo Laglio - il paese di George Clooney - Brienno è uno dei borghi più suggestivi, rimasto praticamente intatto da oltre un secolo. Qui il paesaggio si apre verso i monti del centro lago, particolarmente suggestivi se visti in una limpida giornata di vento: il Tivano, che spira alla mattina da nord, e la Breva, al pomeriggio, da sud.

L'unica formazione insulare del lago è l'Isola Comacina, di modeste dimensioni ma carica di storia. Nel medioevo, infatti, l'isola era una roccaforte indipendente che subì ripetuti assedi e distruzioni. Durante la Guerra decennale (1118-1127) tra Como e Milano si schierò con Milano. Per vendicare il tradimento subito, il Comune di Como con l'aiuto dell'Imperatore tedesco Federico Barbarossa assediò e distrusse definitivamente la fortezza degli isolani nel 1169. Da allora, l'isola è rimasta totalmente disabitata. Le uniche costruzioni superstiti sono la secentesca chiesetta di San Giovanni - unica rimasta delle nove presenti - la locanda con annesso ristorante (famosa per i soggiorni del regista Alfred Hitchcock) e le piccole costruzioni razionaliste opera dell'architetto Pietro Lingeri. Le rovine dell'antica Basilica di Santa Eufemia sono il simbolo della storia lariana, rievocata annualmente nella Sagra di San Giovanni.

L'isola è delimitata da una baia detta "Zoca de l'oli" (luogo dell'olio), così chiamata per la tranquillità delle acque lacustri e per la crescita spontanea dell'ulivo. Il famoso campanile dello Xenodochio di Santa Maria Maddalena e il Sacro Monte di Ossuccio con il santuario della Madonna del Soccorso e la basilica di S.Benedetto sono stati inseriti dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale. A nord dell'isola si protende il dosso del Lavedo, che delimita i golfi di Venere e Diana e che culmina nella stupenda Villa Balbianello, patrimonio del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano). Qui sono state girate alcune scene dei film "Piccolo mondo antico" e, più recentemente, Guerre stellari e Agente 007 - Casinò Royale.

Risalendo la sponda occidentale si incontrano i paesi di Tremezzo, Cadenabbia e Griante (quest'ultimo già luogo di villeggiatura del cancelliere tedesco Konrad Adenauer), meta del tradizionale turismo anglosassone. Sono obbligatorie una visita ai giardini di Villa Carlotta e una passeggiata alla panoramica chiesetta di San Martino. L'ampio paesaggio dell'alto lago è caratterizzato da un aspetto più solitario. Qua il lago è spesso mosso e la breva (vento regolare da sud) fa di questa zona un paradiso per i velisti. Rezzonico sembra uno spaccato delle Cinque Terre adagiato su uno sperone battuto dal vento, mentre a Dongo si consumò l'ultimo atto della storia del Fascismo, con la cattura di Benito Mussolini e la sua fucilazione a Giulino di Mezzegra. Poco più avanti, Gravedona è sede di uno dei massimi esempi dell'architettura romanica lombarda: la Chiesa di Santa Maria del Tiglio.

Al limite settentrionale del Lario, alla confluenza dei fiumi Mera e Adda, si stende l'oasi naturale del Pian di Spagna, area pianeggiante di grande interesse naturalistico. Tutt'intorno è il regno dei wind-surf e degli sport acquatici, che d'estate animano i numerosi campeggi della zona. Si prosegue scendendo lungo la sponda orientale, oltre Colico, dove le montagne formano un'insenatura nominata laghetto di Piona e nelle cui vicinanze sorge l'omonima abbazia cistercense. Il monte Legnone domina la scena, alto 2609 metri. Poco più a sud, in un'atmosfera quasi fuori dal tempo, è il pittoresco borgo di Corenno Plinio frazione del Comune di Dervio dove oltre a poter visitare luoghi di interesse storico come il castello nella parte alta del paese, la chiesa di S. Quirico risalente al 814 d.C. e gli edifici risalenti al XIV sec. come Casa Magni in Villa, il paese offre anche l'opportunità di effettuare escursioni in montagna percorrendo il Sentiero del Viandante o visitanto le postazioni della famosa linea Cadorna. L'attività sportiva principale resta comunque quella legata alla vela, Dervio infatti risulta il paese più ventoso del lago per questo si trovano ben 3 circoli velici ed una scuola di windsurf.

Si ritorna quindi nel centro lago, a Varenna, con Villa Monastero e il castello di Vezio. A Varenna si può prendere il ferry-boat e sbarcare direttamente a Bellagio, lasciando sulla sinistra il ramo manzoniano che si allunga verso Lecco. Si tratta del ramo meno frequentato, caratterizzato da rocce a strapiombo e piccole spiagge di ghiaia. Da Varenna, passando da Perledo ci si può innerpicare sulla strada provinciale che percorre la Val d'Esino che, lasciando alle spalle il panorama del centro lago porta il visitatore a gustare i suggestivi scenari della conca di Esino Lario, tra verdi pascoli e infiorate praterie di essenze alpine. Da qui sono innumerevoli i percorsi di montagna che si diramano verso il massiccio delle Grigne (Grigna ).

Bellagio è la località più famosa. Situata sulla punta del promontorio che divide i tre rami del Lario, è nota per le sue grandi ville (Villa Melzi e Villa Serbelloni, sede della fondazione Rockfeller) e per la tipica scalinata dei negozi, sulla quale si affaccia la casa abitata da Franz Liszt. Vi trascorse una giornata il presidente Kennedy.

Scendendo verso Como, nella zona del ponte del Diavolo - così chiamato per essere un leggendario luogo di raduno di maghi e streghe - è obbligatoria una fermata ai Sassi Grosgalli, che con la sottostante Villa Lucertola formano uno scorcio di incomparabile suggestione. Più a sud, a Nesso, sono da segnalare l'imboccatura dell'orrido e il ponte della Civera.

Una nota a parte merita la misteriosa villa Pliniana, a Torno, teatro di antiche leggende e simbolo del romanticismo letterario europeo. Nei suoi saloni furono ospiti Manzoni, Foscolo, Stendhal, Byron, Verdi, Bellini, Rossini. Vi soggiornò Napoleone. Leonardo da Vinci studiò la fonte intermittente che sgorga da una roccia, oggi racchiusa nella corte interna dell'edificio. Fogazzaro vi ambientò il romanzo Malombra, da cui le scene dell'omonimo film di Mario Soldati.

Dopo Blevio, il panorama di Como appare improvvisamente scendendo la provinciale "Lariana". La città gode del tipico tramonto sul lago, quando il Sole cala sui colli di Villa Olmo. Di notte, spicca illuminata la cupola azzurra del Duomo.

È attivo sul lago un servizio di navigazione di linea. Le crociere più lunghe fanno capo a Como, con partenze alla mattina e rientro alla sera (possibilità di sosta nelle località prescelte). Il servizio è attivo da quasi due secoli ed è inserito a pieno titolo nella storia stessa del territorio. È ancora in funzione l'ultimo battello a vapore, il '"Concordia", orgoglio della flotta, dotato di grandi ruote a pale.

Nonostante la figura del pescatore professionista sia quasi praticamente scomparsa, il pesce di lago è comunemente servito nei ristoranti rivieraschi. Il piatto tipico è costituito dal Misultin (agone essiccato).

Il clima è quello continentale della Lombardia, temperato dalla massa d'acqua lacustre. Meno mite, comunque, del Lago di Garda, presenta piccole differenze da zona a zona. È più freddo nel ramo comasco (specialmente nella sponda interna), è più dolce nel centro lago e lungo la riviera orientale lecchese. Le precipitazioni sono maggiori a occidente e nel Triangolo Lariano.

La vegetazione è ripartita per zone altimetriche, con essenze mediterranee lungo la costa, querce e castagni nella zona collinare(500-800 metri), faggeti, abeti, larici e pini mughi in montagna. il piano più elevato (fino a 2000 metri) è caratterizzato da ginepri, rododendri, mirtilli e ontani verdi.

Nonostante che il Lario sia rimasto relativamente intatto negli ultimi trent'anni, il recente fenomeno dell'incremento edilizio ha incontrato una grande opposizione da parte della popolazione più sensibile - con l'appoggio della stampa locale - che individua nello sviluppo residenziale incontrollato uno scempio alla delicata tipologia costruttiva, culturale e ambientale del territorio. Diffuso in tutta Italia (soprattutto sul Lago di Garda), il fenomeno è al centro di numerose polemiche che nel 2007 hanno portato ad una decisione politica bipartisan atta a revisionare il sistema vigente e alla nascita di alcuni Comitati di cittadini, tra cui spicca la firma di George Clooney. In pratica, si chiede che il rilascio delle autorizzazioni edilizie da parte dei Comuni (liberalizzato dalla Regione Lombardia con una legge del 1997) deva sottostare al vincolo statale della soprintendenza, molto restrittiva per quanto concerne la salvaguardia dell'ambiente e del delicato paeaggio lacustre. Si chiede inoltre l'inserimento totale del Lario nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, oggi limitato al solo paese di Ossuccio.
Le decisioni dei singoli Comuni, che per motivi economici svendono il territorio alle società immobiliari, hanno intanto portato alla nascita di numerosi cantieri che punteggiano la costa, primo tra tutti il caso del parco di Villa Roccabruna, a Blevio, ove si sta realizzando un complesso residenziale di lusso in stile finto-storico accanto alla villa storica originale.

Altri casi clamorosi sono il tentato ampliamento di un albergo di Sala Comacina che avrebbe distrutto gli uliveti della Zoca de l'oli (progetto poi bocciato dalla stessa Giunta comunale) e la ventilata edificazione della boscosa penisola di Balbianello, ritenuta il luogo più "sacro" del lago (progetto congelato dal sindaco di Lenno dopo un'autentica rivolta popolare). Da segnalare inoltre i grandi complessi sospesi in fase di lavorazione a Brienno e S.Siro (Acquaseria), la strada in costruzione sul monte Bregagno, lo sventramento dei boschi sopra Menaggio (Nanch), i capannoni di Guello, la costruzione di condomini e villette a schiera nella parte alta di Argegno e di Colonno (denominati "paesi delle gru"), giustificata dall'abbandono delle antiche coltivazioni. Il discorso è centrato anche sul fatto che un territorio incolto dev'essere considerato comunque "verde", senza che ad esso venga associato un valore meramente speculativo. Spesso, infatti, i nuovi insediamenti non sono dettati da un aumento della popolazione residente, col pericolo che le case vengano abitate dai turisti solo per poche settimane all'anno, restino sfitte o addirittura sospese in fase di ultimazione per mancata vendita. Inoltre, i numerosi nuovi autosilos realizzati su terreni scoscesi (già franati in fase di costruzione come nel caso di Colonno) e privi di accorgimenti estetici atti a limitarne l'impatto (tipico esempio è il silo di Blevio, soprannominato "Alcatraz"). La situazione della città di Como, infine, risente gravemente l'effetto della cementificazione a causa della mancanza di un Piano Urbanistico. La Giunta Provinciale ha recentemente istituito dei corsi di formazione per architetti che prevedono la necessaria valutazione dell'impatto ambientale.

La polemica è entrata nel vivo nel 2007, quando una signora italo-americana, tornata sul Lario dopo otto anni di assenza, è rimasta impressionata dalla quantità di gru che sono sorte lungo le rive, lanciando quindi un allarme sul principale quotidiano comasco. La navigazione di linea sul lago ha radici molto antiche, in quanto il primo battello a vapore entrato in servizio - il Lario - fu varato nel 1826. Negli anni Settanta del XIX Secolo si sviluppò un'accanita concorrenza tra le due principali società di navigazione: la "Società Lariana" e la "Società Italiana"; furono costruiti numerosi piroscafi a ruote, appartenenti alla categoria dei battelli-salone e mezzo-salone. Sorsero anche società minori. In questo periodo fu costruito il più grande battello che abbia mai solcato le acque lariane, il Lombardia, lungo 63,5 metri. Successivamente, le due compagnie si fusero nelle "Società Riunite", che nel 1884 assunsero il nome "Lariana" e assorbirono le aziende minori. Fu sviluppato anche un servizio di trasporto merci per mezzo del mercantile Commercio e piccoli rimorchiatori.

Altri impulsi allo sviluppo della navigazione si ebbero all'inizio Novecento, quando furono costruiti diversi altri piroscafi a ruote ed elica, e soprattutto negli anni Venti: furono costruiti nuovi battelli, molti altri rimodernati e alcuni tra i più piccoli trasformati in motonavi a elica; venne inoltre creata una flottiglia di motoscafi per i servizi secondari e fu aperto un servizio di traghettamento veicoli - il primo sui laghi italiani - con l'autochiatta Mussolini. Una grave crisi, causata dall'incremento dei trasporti su gomma, costrinse la "Lariana", nella seconda metà degli anni Trenta, a demolire diversi battelli e a dismettere la flottiglia di motoscafi. Gravi danni vennero apportati dagli attacchi aerei durante la Seconda guerra mondiale, che costrinsero molte unità all'ancoraggio e alla mimetizzazione con piante e frasche. Gli attacchi affondarono quattro navi danneggiandone diverse altre. Gli anni del dopoguerra videro un sostanziale mutamento della tipologia dei natanti, adeguandoli alle moderne tecnologie costruttive. La motrice a vapore fu abbandonata a favore del motore diesel, che fu applicato su battelli di più piccola stazza, più pratici e sicuramete meno "romantici". Nel 1953 la "Lariana" fallì e demolì le sue navi secolari. La nuova Gestione Commissariale (poi divenuta Gestione Governativa) rinnovò quasi completamente la flotta (motoscafi serie "Uccelli", motonavi serie "Laghi","Fiori" e "Volta", traghetti serie "Spluga"). Negli anni Settanta fecero la loro comparsa anche gli aliscafi (i piccoli tipo PT20 e RHS70). Oggi gli aliscafi svolgono un servizio per pendolari e studenti.

Attualmente si contano una trentina di battelli; i più recenti sono la grande motonave Orione (2007) e i tanto discussi catamarani. Caratteristica importante sotto il profilo storico e tecnologico rivestono i battelli a vapore superstiti, talvolta dismessi e adibiti a ristoranti galleggianti. Ne esistono ancora sei:

  • il piroscafo Concordia, costruito dal cantiere navale di Sestri Ponente nel 1926 come 28 ottobre (ribattezzato Concordia nel 1943), tuttora in servizio pubblico di linea (servizio unico nel suo genere in Italia): si può ammirare la sua splendida motrice a vapore ancora originale, realizzata applicando il brevetto dell'ingegner Arturo Caprotti, famoso in tutto il mondo.
  • il Milano, varato nel 1904 come piroscafo a pale, poi trasformato in motonave a elica (1926) e tuttora in servizio, per quanto il suo aspetto "classico" sia del tutto fittizio (le sovrastrutture sono state infatti ricostruite nel periodo 1989-1991). Nel 1912 ebbe l'onore di imbarcare a Villa Carotta la granduchessa Teodora di Weimar.
  • il piroscafo Patria, gemello del Concordia, costruito nel 1926 come Savoia e ribattezzato dopo la caduta del Fascismo. Nel '27 ospitò a bordo Vittorio Emanuele III. Si tratta del natante più amato e legato alle caratteristiche originarie. Quando nel 1990 venne posto in disarmo per dotarlo di un più pratico motore diesel si scatenarono aspre polemiche che bloccarono i lavori; furono raccolte circa 20.000 firme e si mobilitò perfino una società di navigazione americana. Il piroscafo fu privato della caldaia (ancora perfettamente funzionante) e dei preziosi arredi originali del salone. Acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Como, i difficili lavori di recupero, partiti nel 2009 hanno mantenuto la spettacolare macchina a vapore.
  • il piroscafo Bisbino, costruito nel 1907 e trasformato in motonave nel 1951. Nel '91 venne acquistato da un privato che lo restaurò riportandolo all'aspetto d'origine; dal 1997 era ormeggiato a Tremezzo come pub e galleria d'arte.
  • il vecchio piroscafo Plinio, costruito nel 1902. Era il battello più veloce della flotta e aveva ospitato l'attore Tyrone Power. Discutibilmente posto in disarmo nel 1963, venne acquistato dal Centro Nautico Alto Lario e adibito a ristorante galleggiante. Nel 1999 fu trasferito a Verceia per utilizzarlo ancora una volta come ristorante, ma le autorità dell’oasi naturale del Pian di Spagna non rilasciarono i necessari permessi. Per evitare la demolizione, nel 2008 sono nate due piccole associazioni (“Comitato per la salvaguardia del piroscafo Plinio” e “Amici del Plinio”) che si battono per la sua salvaguardia (una terza associazione, che si prefigge però la salvaguardia in generale delle imbarcazioni storiche lariane, è "Navilariane"). Esiste comunque una legge che impedisce la rottamazione di mezzi di trasporto aventi più di 75 anni. Nell'agosto 2009 il Ministero dei Beni Culturali lo ha proclamato 'bene di particolare interesse storico-culturale' salvandolo dalla demolizione. Purtroppo in pessime condizioni da tempo, è affondato l'8 Dicembre 2010. 
  • il Balilla, costruito nel 1878 come piroscafo a elica col nome di Umberto I. Venne trasformato in motonave e ribattezzato Balilla nel 1933. Messo in disarmo negli anni Sessanta, è dal 1974 esposta presso il Museo della Barca Lariana di Pianello del Lario; necessita di interventi di restauro. Il suo scafo (essendo le sovrastrutture totalmente ricostruite dopo la trasformazione) è il più antico dei laghi italiani.

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